Fiab Bari Ruotalibera aderisce a
FIAB Federazione italiana amici della bicicletta ECF European Cyclists' federation

E' COMINCIATO IL VALZER DI CHI E' CONTRO LA PISTA CICLABILE

PISTA CICLABILE DI VIALE UNITA' D'ITALIA
E' COMINCIATO IL VALZER DI CHI E' CONTRO
MA E' IL CICLISTA L'AMICO FEDELE DEL DETTAGLIANTE

Chi ha qualcosa da ridire contro l'Amministrazione comunale di Bari è liberissimo di farlo sempre e nei modi ritenuti più idonei. Ma, per piacere, non utilizzi come pretesto i lavori della pista ciclabile di Viale Unità d'Italia per mettere nello stesso calderone le fontane installate sul lungomare, il parcheggio di Largo 2 Giungo non asfaltato, l'aumento della Tarsu, lo spostamento del mercato di Via Nizza, il completamento del giardino di Via Tridente e la crisi del commercio in centro.

La pista ciclabile incriminata è uno stralcio di un Piano programma di itinerari ciclabili urbani commissionato dal Comune nel lontano 1991, su proposta dell'Associazione Ruotalibera Bari, anche per accedere ai finanziamenti statali previsti da un'apposita legge, la n. 208 del 1991, finalizzata a creare collegamenti ciclabili urbani a servizio della popolazione universitaria. Due gli itinerari ciclabili previsti di collegamento dal centro: uno fino a Largo 2 Giugno, l'altro fino a Economia e Commercio. Ma il finanziamento assegnato al primo itinerario dall'allora Ministero per le Aree urbane è rimasto fermo a Roma dal 1995 ad oggi. L'allora assessore al Traffico, il Gen. Basta, non ritenne di presentare la necessaria progettazione esecutiva per ottenere il finanziamento vincolato. Furono i vecchi progettisti dell'epoca, invitati dall'Ufficio Traffico comunale, a spostare il tracciato bidirezionale dal lato destro della carreggiata - all'epoca, 1995, sul lato destro di Corso Cavour il parcheggio era vietato ma tollerato - sulla parte opposta della strada (lato giardino e marciapiede isolato Banca Popolare di Bari) e sullo spartitraffico di Viale Unità d'Italia (inizialmente era previsto sul lato destro della carreggiata) per trovare una soluzione ed evitare di perdere i finanziamenti. Ma senza esito positivo.

A chi obietta che 1.300 metri di pista ciclabile sono inutili perchè avulsi da un sistema ciclabile urbano chiedo: cosa è stato fatto in tutti questi anni per dotare la città di una rete ciclabile urbana diffusa, sicura e intermodale? Cosa è stato fatto non solo per incassare quei fondi lasciati fermi a Roma dal 1995 ad oggi, ma per catturare altre risorse finanziarie nazionali o comunitarie?

Ai commercianti che ce l'hanno a morte con piste ciclabili e biciclette, voglio ricordare l'esperienza di molte città d'Europa più fredde e più piovose di Bari, dove andare in bici è culturalmente accettato da tutti e dove addirittura esistono interi quartieri senz'auto, dove la gente vive, studia, lavora, fa shopping ed è felice pur senza essere proprietaria dell'auto.

Concludo con una proposta operativa al partito del "no" alle bici: la Federazione Italiana Amici della Bicicletta dal 6 all'8 aprile prossimi organizza un viaggio di studio a Strasburgo per tecnici e pubblici amministratori, per andare a vedere di persona quali interventi di ciclabilità sono stati realizzati in quella città che già nel 1996 attuò la campagna dal titolo "Il ciclista è amico del dettagliante". Furono realizzati percorsi ciclabili e interventi di moderazione del traffico, installati dei cicloposteggi davanti ai negozi e creata una forte alleanza tra ciclisti e negozianti. Che qualcuno anche da Bari vada a rendersi conto, prima di dire sempre e solo no.

Lello Sforza
ex presidente di Ruotalibera Bari