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2° TRATTO: da PORTO CESAREO a S. MARIA DI LEUCA

Ripartiamo da Porto Cesareo, seguendo la litoranea disegnata sulla bassa scogliera, per portarci verso una delle zone più belle ed incontaminate del Salento: Porto Selvaggio. Un’area salvata dalla cementificazione anche con al vita di una coraggiosa amministratrice ed ora diventata parco naturale in attesa di una idonea sistemazione che ne valorizzi i pregi.


Non potendoci concedere la lunga sosta che richiede la discesa a mare di Porto Selvaggio, proseguiamo fino al bivio Nardò-S.Caterina che imboccheremo in direzione di quest’ultima, splendida località marina arricchita dalle ville settecentesche della nobiltà neretina, contigua alla più popolare S. Maria al Bagno, dove fanno bella mostra di sé le Quattro Colonne, cioè i quattro torrioni sopravvissuti al crollo dell’antico castello andato distrutto in tutta la sua parte centrale.


Superata la bellissima scogliera a strapiombo, con annesso attraversamento della rupe della montagne spaccata, eccoci al lido Conchiglie superato il quale, chi lo volesse, potrebbe visitare sulla collina prospiciente la chiesa basiliana di S.Mauro (X sec.).


Di qui nel giro di pochi e piatti chilometri ci porteremo a Gallipoli, la Città Bella dei Greci protesa prepotentemente sul mare a dominarlo, seguendo nell’ultimo tratto la SS 101 (meno di 1 Km in area urbana).

 

GALLIPOLI: Itinerario consigliato. Via Lecce – Corso Roma – Ponte Spagnolo – Castello – Riviera Colombo – Rivera Sauro – S. Francesco – Riviera Diaz – P.za Repubblica – Via De Pace – P.za Duomo – Cattedrale – P.zzo Pirelli – S. Teresa – Via Garibaldi – Via Monacelle – P.zzo Senape-De pace – P.zzo Venneri – Via Presta – Via S. Angelo – Via De Pace – Museo – Ponte Spagnolo – P.za Moro – Fontana Ellenistica - Via della Cala – Lungomare Galilei.

 

Con Gallipoli alle spalle, riprendiamo la litoranea dal lungomare Galilei per una rilassante pedalata lungo la costa Ionica in un continuo alternarsi di ampi arenili bianchi e di basse scogliere, addolcite a volte da piccole lagune create dalle dune sabbiose per la gioia dei pesci ed, ancor più, dei pescatori: il tutto immerso in un paesaggio dominato dalle pietraie sagomate dal vento ed a luoghi ricoperte da lembi argillosi, punteggiate qua e là dalle “pagliare”, trulli dalla forma un po’ tozza, testimonianza di una millenaria presenza umana e sempre corredati dal pozzo a scavo e dalla macchia di fichi d’India.

Quindi una successione di marine e torri cinquecentesche presso le quali il tuffarsi in acqua è più rapido che il pensarlo; Mancaversa, Torre Suda, Capilungo e poi Torre S. Giovanni. Torre S. Giovanni preannunciata dall’Isola Pazze (deformazione di “Pax”, ricordo di un trattato di pace firmato su di essa con Taranto) è l’antico porto, ora completamente interrato, di Auxentum, città messapica di straordinaria potenza e ricchezza situata sulle prime balze delle Serre Salentine, che difese aspramente la sua indipendenza capitolando solo davanti alla potenza romana, dopo essere stata a lungo uno dei maggiori alleati di Annibale.

Un ricordo ancora vivo ed ampiamente testimoniato dalla toponomastica cittadina e dai reperti archeologici conservati nel museo di Ugento ed in quello di Taranto.

  • Escursione facoltativa: Ugento, Taurisano, Ruffano, Casarano, Racale, Alliste. Da Torre S. Giovanni, chi ne avesse tempo e voglia, può partire per una rapida escursione verso l’interno, in un area dove l’impronta medioevale degli impianti urbani, sovrappostasi quasi sempre a quella messapica o greca, si è conservata pressoché intatta sino ad oggi: Ugento, Taurisano, Casarano, Racale, Alliste; tutti questi centri, come molti altri nel Salento, presentano infatti, ancora intatto il nucleo urbano originale sviluppatosi intorno ad un Castello od un Palazzo baronale, come quello dei d’Aquino a Casarano che, con i suoi 120 m di prospetto cadenzati da ben 52 mensole figurate, rappresenta la più grande residenza castellata del Salento. Da non perdere in Casarano anche S. Maria della Croce, in fondo a Via IV Novembre, la più antica chiesa del leccese (V sec.) dai pregevoli mosaici bizantini. Particolare attenzione va data, come già detto, anche ad Ugento per ammirarne almeno il bel centro storico, tutto sviluppato sul motivo architettonico dell’arco, le possenti mura messapiche (circa 5 Km) ed il museo. A quanti poi si trovassero in questa zona, nel periodo del ferragosto, consigliamo assolutamente di assistere alla festa di S. Rocco di Torrepaduli, frazione di Ruffano. Qui, in un’atmosfera che sa di magico ed ancestrale, si danno appuntamento da tutto il Salento i danzatori di “scherma” per sfidarsi, al ritmo dei suonatori di tamburello in un combattimento a passo di danza. E’ la “danza scherma”, rappresentazione che ritualizza la sfida al coltello con cui si regolavano i conti fra gli uomini delle famiglie d’onore, che si protrae per tutta la notte davanti alla chiesa di S. Rocco. Uno spettacolo accattivante e coinvolgente esaltato ancor più dai ritmi incalzanti della “pizzica” la forma locale ed originaria della tarantella scandita dai migliori tamburellisti del Salento.

Ancora dune e spiagge sabbiose, ed eccoci dopo Marini, Torre Pali, incantevole località con la torre ormai isolata per effetto dell’erosione marina, e Torre Vado a Torre S. Gregorio, cioè sulla punta estrema del tacco d’Italia costituito da un possente massiccio calcareo che caratterizza tutta la costa adriatica fino oltre Otranto. Qualche chilometro di brevi saliscendi e potremo ammirare dall’alto di Punta Ristola (il punto più meridionale della Puglia) la rada di Leuca chiusa sul versante opposto da Punta Meliso, estrema propagine del Capo S. Maria di Leuca, convenzionalmente punto d’incontro del Mar Jonio con l’Adriatico.


Luogo di straordinaria bellezza Leuca merita una sosta ed una attenta visita non solo per le bellezze naturali che presenta, le balconate, i sentieri panoramici, le grotte carsiche, in qualche caso raggiungibili anche a nuoto, ma anche per la suggestione dei luoghi.


Il santuario di S. Maria de Finibus Terrae sorge, infatti, sul luogo di un antichissimo tempio dedicato a Minerva, la cui ara si conserva ancora all’interno, e rappresenta una tappa obbligata per l’accesso al Paradiso nella tradizione cristiana; sul piazzale del Santuario avrebbe predicato S. Pietro all’arrivo dall’Oriente, e qui si è accanita più volte la violenza saracena ed, ancora, qui termina il più lungo acquedotto del mondo e qui sono state edificate le più belle ville in stile liberty di Puglia.